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La memoria e lo spazio pubblico

La memoria e lo spazio pubblico

Lo spazio pubblico è sede della memoria e non di una sola. È sede di tutte le memorie, belle o brutte, che ognuno di noi vi associa o vi deposita. Secondo alcuni studiosi uno spazio pubblico diventa luogo solo quando la collettività, chi lo usa o lo frequenta, trasferisce in esso una certa affettività, che significa anche trasformarlo nella sede dei propri ricordi. Si possono distinguere due tipi di memoria: quella collettiva, legata a fatti pubblici (eventi storici o di cronaca, ecc.); quella individuale, legata a vicende particolari e personali (l’inizio di un innamoramento o la fine di un amore, il gioco da bambini, le chiacchierate da adulti, gli incontri clandestini, ecc.). Lo spazio pubblico, qualunque sia la sua dimensione – di piazza, di parco, di giardinetto, di villetta, di viale, di rambla, di boulevard, ecc. – è, quindi, tra l’altro, deposito di memorie e ricordi che concorrono alla complessità delle nostre città.

Attraverso alcuni esempi di luoghi, più o meno noti, il Prof. Sebastiano D’Urso, docente associato di Composizione Architettonica nell’Università di Catania, ha costruito una tassonomia – che ha inteso condividere per riflettere insieme – contenente le seguenti differenti categorie di memoria legata allo spazio pubblico: memorie riemerse; memorie ricostruite; memorie esperite; memorie rievocate; memorie artificiali; memorie tradite; memorie sedimentate.