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Il Cielo degli Antichi: introduzione all’Archeoastronomia

Il Cielo degli Antichi: introduzione all’Archeoastronomia

L’archeoastronomia è la scienza che studia gli orientamenti di antichi edifici (templi, dolmen, menhir, cromlech, chiese, ecc.) in funzione di fenomeni celesti, come per esempio il sorgere ed il tramontare del Sole o della Luna, i solstizi, gli equinozi e le eclissi (Magli, 2016). Tale scienza multidisciplinare fornisce un contributo importante alle ricerche che coinvolgono i monumenti di età preistorica e storica, infatti i dati forniti dagli studi di archeoastronomia sono utili per comprendere le modalità con cui i nostri antenati concepivano il tempo e lo spazio, ma anche per ricostruire una visione cosmogonica molto spesso non apprezzabile attraverso le indagini archeologiche e la cultura materiale dell’uomo nell’antichità (Lockyer, 1894; Lockyer 1909).

Non ci sono dubbi sul fatto che l’astronomia abbia avuto un ruolo molto importante per tutte le civiltà antiche (Ruggles, 2014), e molto spesso i segni di queste ataviche conoscenze si ritrovano ‘scritte’ nelle loro architetture. Basti pensare, per esempio, alle ierofanie che ancora oggi si possono ammirare al tempio grande di Abu Simbel in Egitto (van der Haagen, 1962), alla piramide maya di Chichén Itzà in Messico (Rowe, 1979; Aveni, 1980), ai templi del Sole e della Luna degli Inca in Perù (Urton, 1982; Moseley, 2001; McKim Malville, 2015; Vranich, ; Ziółkowski, 2015), al tempio di Angkor Wat in Cambogia (Kak, 1999), al Pantheon di Roma (Hannah et al., 2009), ecc.
L’archeoastronomia può fornire anche un grande valore aggiunto allo sviluppo economico di diversi luoghi che possiedono Beni Culturali caratterizzati da orientamenti astronomici. Il caso più emblematico è certamente Stonehenge (Chippindale, 2004), il famoso cromlech anglosassone che sorge nella contea dello Wiltshire e che dopo i recenti lavori di ammodernamento dell’assetto stradale e delle sue facilities, curati dallo studio di architettura australiano Denton Corker Marshall, punta ai 3 milioni di visitatori all’anno.
Negli ultimi anni anche in Sicilia la scienza dell’archeoastronomia è salita agli onori della cronaca grazie all’intensa attività scientifica e culturale dell’Istituto di Archeoastronomia Siciliana (IAS), associazione culturale che si occupa di valorizzare la Sicilia attraverso studi di archeoastronomia (Orlando, 2016) che coinvolgono numerosi siti archeologici e naturalistici, come per esempio: la Valle dei Templi di Agrigento (Hannah, Magli e Orlando, 2016), il Tempio di Diana sulla Rocca di Cefalù (Orlando et al., 2016) e l’altipiano dell’Argimusco (Orlando, 2016).
Particolare attenzione da parte dell’IAS è rivolta alla didattica ed alla divulgazione, ed in tale contesto si inseriscono i numerosi seminari organizzati nelle Scuole Secondarie Superiori e nelle Università e gli eventi culturali che culminano in due grandi manifestazioni: la rassegna invernale annuale denominata ‘Alla Ricerca dell’Astronomia e della Musica Perduta’, che nel 2016 ha raggiunto la sua VII edizione consecutiva, e la rassegna estiva biennale denominata ‘Festival di Archeoastronomia “Pietre&Stelle”, che nel 2016 festeggerà la sua IV edizione.